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giovedì 5 maggio 2022
lunedì 13 dicembre 2021
LA LEGGENDA DELLA VALLE DEI PASSERI
Splendidi sono i luoghi che circondano il lago Maggiore. Terre
lussureggianti, atmosfera magica e una storia ricca di leggende e
misteri. Nelle strade di Taino e di Cheglio, per esempio, si sente spesso raccontare la vicenda dell’eremita, una storia meglio conosciuta come “la leggenda della valle dei passeri”.
Un tempo, nei boschi che dividevano i due villaggi viveva un eremita. Un uomo magro, dal passo silenzioso, vestito solo di una lunga tunica scura. I riccioli mori incorniciavano un viso buono su cui aleggiava sempre un sorriso dolce. Non si seppe mai quali furono le circostanze che lo portarono tra i boschi, né quando né pe
rché decise di allontanarsi dagli uomini, si sa solo che presto la sua figura comparve tra gli alberi secolari di quei luoghi. La sua vita trascorreva placidamente tra la preghiera e la cura degli ammalati che da lui cercavano conforto e sostegno. Gli abitanti di Taino e di Cheglio lo guardavano con occhio malevolo e, presto, iniziarono a deriderlo per il modo bizzarro in cui vestiva e per quello stile di vita che non riuscivano a capire. Più erano numerosi gli scherzi a suo danno più l’eremita si rifugiava nella preghiera. Le preghiere però spaventavano gli abitanti pagani della zona e così le risa di scherno non tardarono a tramutarsi in parole d’odio. Tanto cattivi furono i tormenti che gravavano sul giovane e tante le sue preghiere e le sue lacrime che i santi Cosma e Damiano decisero di intervenire in suo aiuto.
A quei tempi una grande siccità colpì la zona, le strade erano ancora malmesse e trasportare l’acqua dal vicino Lago Maggiore diventava un’impresa sempre più difficile. Gli abitanti erano disperati, i capi del villaggio di Taino allora si riunirono al limite del bosco per cercare una soluzione al problema. Il buon eremita per caso passò vicino al consiglio e subito fu additato e deriso. I santi Cosma e Damiano decisero che quello era il momento di intervenire. Quando l’eremita cadde in ginocchio piangente, una moltitudine di piccoli uccellini lo circondò, le loro alucce sbattevano veloci e pian piano la terra acconto a lui iniziò a disperdersi nell’aria. In pochi minuti gli uccellini avevano scavato un grandissimo fossato. L’eremita alzò gli occhi sbalordito e vide i passerotti volare via, pensò che fosse finita lì ma presto un uccellino fece ritorno con una goccia d’acqua nel becco che andò a depositare nel fossato. Dopo di lui tutti gli uccellini fecero ritorno e lasciarono cadere nel fossato tante goccioline d’acqua. A sera il fossato era ormai divenuto un torrente e nacque così la Valle dei Passeri. Gli uomini del villaggio non riuscivano a credere ai propri occhi, corsero subito dall’eremita e lo strinsero in abbracci calorosi. La voce che quell’uomo solitario fosse fautore di un tale miracolo si diffuse e tutti gli abitanti, grandi e piccini, accorsero a ringraziarlo.
L’eremita con il cuore più leggero e riscaldato dall’affetto dei suoi
nuovi amici tornò nei boschi a riposare. In cuor suo sapeva però che non
era merito suo se adesso il villaggio godeva di quell’inesauribile
fonte d’acqua e alla fine capì che una forza più grande di lui era
intervenuta quel giorno.
Il mattino seguente si recò nella chiesa di San Damiano a Cheglio
e dipinse una corona di passerotti intorno ai volti della Vergine e dei
due Santi, che egli aveva riconosciuto come i veri artefici del
miracolo. Improvvisamente le campane iniziarono a suonare e tutti gli
abitanti accorsero. I santi mossi da tanta dedizione e modestia avevano
donato all’eremita la vita eterna. Alle porte della chiesa gli uomini
videro l’eremita circondato dalla luce divina e da allora ogni anno il
25 Gennaio si recano in pellegrinaggio alla chiesa per ringraziare i due
Santi Cosma e Damiano e per raccontare ancora una volta la leggenda dell’eremita e della valle dei passeri.
venerdì 15 maggio 2020
I clamorosi casi del vice commissario dottor Cantoni
Urla di "paura"
E' il 27 febbraio 1934, una gelida giornata, quando una telefonata arriva al Commissariato di Porta Vittoria in via Curtatone.
E' il portinaio di un elegante palazzo di corso di Porta Vittoria, avvisa che ci sono i ladri nell'appartamento di un ingegnere che abita al piano rialzato! Se corrono, li possono cogliere con le mani nel sacco.
Il vice commissario dottor Cantoni e maresciallo Nicastro si precipitano fuori dall'ufficio e corrono in auto verso il vicino palazzo.
Salgono i pochi gradini e sfondano la porta. Dentro c'è solo una atterrita giovane domestica, con la divisa e tutta tremante e piangente.
Lei urla che il ladro è saltato giù dalla finestra e il Nicastro, atletico, si lancia giù dai due metri e mezzo del piano rialzato sulle tracce del malvivente.
Nel frattempo Cantoni tranquillizza la giovane e le chiede di raccontare il tutto.
Lei, Sofia Pierazzoli, di anni 24, fu Augusto, nata a Civitavecchia, stava stirando in cucina, quando udì dei rumori provenire da una camera da letto, accorsa, vide un uomo di spalle frugare in una cassettiera!
Lei urlò dallo spavento e quello si girò!
Un uomo grande e grosso con degli enormi occhiali azzurri che gli nascondevano il volto.
La guardò e sorrise, mostrando due file di denti tutti d'oro.
Poi la aggredì e iniziò una feroce lotta tra i due, ma le urla aquiline della giovane spaventarono il malvivente, che aperta la finestra si lanciò nel vuoto.
Il maresciallo Nicastri tornò dicendo che non c'era nessuno di sospetto nei paraggi.
Il Cantoni va nelle camere, le controlla una ad una. Sono tutte in ordine, tappeti, cassetti, letti, tutto perfettamente in ordine.
Torna dalla cameriera a le chiede di chiarire la cosa... dove c'è stata la collutazione? quali cassetti stava frugando il malvivente?
La giovane inizia ad arrossire, perde la sua sicurezza, balbetta e si confonde.
Cantoni, stufo, le dice di seguirlo in Commissariato, dovrà essere interrogata dal commissario capo il cavalier Garro.
La giovane giunge così negli uffici della polizia di Porta Vittoria. La interrogano Garro e Cantoni e in pochi minuti la giovane scoppia a piangere. Si è inventata tutto. Nessun ladro c'era in casa.
Interrogato dai giornalisti Cantoni non sa spiegare il motivo di tale scenata. Ipotizza forse un libro giallo, tanto di moda tra i giovani scapestrati, o un film poliziesco, o forse c'entra il fatto che la ragazza fosse stata lasciata dal fidanzato proprio il giorno prima... e forse era proprio lui, il fidanzato, che entrato di nascosto dalla finestra, con la complicità della ragazza, stava "riappacificandosi" con lei, tanto da farla urlare e da far pensare al custode che vi fossero i ladri!
Nel dubbio, il Cantoni sporse denuncia contro la giovane donna, così che la smetta di importunare i poliziotti con le sue effusione a volume troppo alto.


















